Chiesa di Sant’Andrea della Zirada

Quattro nobili matrone Veneziane, Francesca Corraro, Elisabetta Gradenigo, Elisabetta Soranzo, e Maddalena Malipiero, ottennero nel 1329 di erigere nel luogo, chiamato, «cao de zirada», un oratorio ed una casa di ricovero per povere donne, sotto il titolo di S. Andrea Apostolo. Il proponimento venne combattuto dalle monache di S. Chiara, ma, vinti finalmente gli ostacoli nel 1331, il progetto ben presto ebbe compimento. Giunto l’anno 1346, e morte Francesca Corraro ed Elisabetta Gradenigo, le due superstiti matrone Elisabetta Soranzo e Maddalena Malipiero, unitamente ad altre, che ad loro si erano unite, abbracciarono la regola di S. Agostino, e si sottoposero al patronato del Doge. Continuarono tuttavia la pietosa opera d’alimentare le povere fino al 1684, in cui vi sostituirono l’obbligo di ricevere tre converse senza esborso di dote. La chiesa di S. Andrea, sorta, come dicono alcune cronache, a merito della famiglia Bonzio, fu riedificata nel 1475 a spese pubbliche, e consacrata nel 1502 da Giulio Brocchetta arcivescovo di Corinto. A quanto pare, la chiesa ebbe un nuovo restauro nel secolo XVII. Poi soppresso, ed in gran parte demolito il monastero, fu convertita a sussidiaria della parrocchiale. Di rilievo il portale gotico in pietra d’Istria, datato 1475, con nella lunetta la vocazione degli apostoli Pietro e Andrea e “Cristo Passo”. L’interno a navata unica e con soffitto ribassato, ricco di decorazioni e stucchi conservava l’organo con le portelle dipinte da Domenico Tintoretto, oltre che ad opere dello stesso pittore e dei più famosi Paris Bordone e Veronese.

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